Artcuriosity

arte e storia

The London Mastaba di Christo & Jeanne-Claude

London Mastaba: la piramide nel lago di Hyde Park

Si è conclusa lo scorso fine settimana l’installazione London Mastaba, l’opera ambientale firmata Christo, artista conosciuto in tutto il mondo, per gli interventi di land-art. Artcuriosity.it oggi si sposta oltre manica, con destinazione Londra-Hyde Park, uno dei più celebri polmoni verdi della metropoli. 

London Mastaba la piramide nel laghetto di Hyde Park, tra i cigni e le papere di Serpentine Lake (il lago prende il nome della Serpentine Gallery,situata all’interno del parco e promotrice dell’installazione). London Mastaba è nel pieno stile di Christo che da sempre lavora con installazioni di grande dimensione che modificano in maniera importante temporaneamente il paesaggio che vanno a occupare, ma cosa può rappresentare una piramide fatta di bidoni di benzina rossi,blu e viola che galleggia spavalda in uno dei più bei panorami londinesi ? La risposta arriva direttamente dagli artisti, si tratta di un’intervento ecologico, interamente finanziato da loro stessi, dopo il termine dell’esposizione, il laghetto e la zona circostante beneficeranno di numerosi interventi di riqualificazione volti anche alla protezione della fauna locale. Apparentemente può sembrare solo beneficenza di un ricco filantropo, che non perde occasione di far parlare di sé con opere artistiche improbabili giustificandole con nobili fini. Bisogna essere un po’ più lungimiranti OVVIAMENTE !! La piramide, i bidoni di benzina, un’istallazione che modifica completamente il paesaggio circostante… La piramide una forma perfetta che immediatamente ci porta in Egitto,   dove nel bel mezzo del Sahara sorgono tre colossi di pietra, testimonianza di una delle più evolute civiltà antiche mai esistite, oggi considerati patrimonio dell’umanità e tra le sette meraviglie del mondo, sono tra le tracce più importanti dell’ uomo sul nostro pianeta, un monumento all’intelletto umano, e la capacità di adattamento anche negli ambienti più ostili al mondo.. se ci fossimo fermati alle piramidi lo scioglimento dei ghiacciai sarebbe solo una storiella apocalittica di un futuro remoto e che forse mai arriverà. I bidoni di benzina invece, costituiscono il principale materiale dell’opera, dalle piramidi l’intelletto umano ne ha fatta di strada, dopo la superficie ci siamo interessati al sottosuolo, il petrolio l’oro nero del nostro secolo, la benzina ecc… Non credo di dover aggiungere altro, a voi la riflessione su quanto scritto. Artcuriosity.it si scusa per l’articolo un po’ diverso dal solito, ma come spesso accade l’arte contemporanea diventa un modo per indurci alla riflessione e all’analisi di fenomeni più complicati. 

Le storie di San Francesco ad Assisi

Le Storie di San Francesco ad Assisi

“L’eterno capolavoro di Giotto ? “

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Il mondo Omerico di Exechias

Il mondo Omerico di Exechias

“L’immaginario di Exechias pittore e vasaio del VI a.C”

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Christie’s colpisce ancora.. Le Marin di Pablo Picasso

Christie’s colpisce ancora .. “Le Marin” di Pablo Picasso

Dalla collezione di Victor e Sally Ganz all’asta del 15 Maggio

“Le Marin” di Pablo Picasso  (olio su tela,129.3 x 80.8 cm.), dipinto il 28/10/1943,durante la permanenza in Francia, al culmine dell’ occupazione nazista, rappresenta l’autoritratto dell’ autore con una maglietta a righe tipica dei marinai, da qui il titolo dell’opera. Per “Le Marin”, non si fa nessuna citazione alla ricerca artistica di Picasso, nessun riferimento al primitivismo, al cubismo o al classicismo, è un autoritratto che l’artista realizza nel suo studio, ma fornisce numerosi spunti sulla situazione psichica di Picasso, che dopo Guernica diventa a livello internazionale l’autore anti-nazista e anti- militarista per eccellenza. Nonostante le offerte di scappare in Messico e negli Stati Uniti, Picasso decise di rimanere in Francia, consapevole della denuncia pubblica di Hitler e un probabile ordine di deportazione, in quei momenti lui stesso affermò  “Non è il momento per un creativo di fallire, di ridimensionarsi, o di smettere di lavorare.”.  L’ordine di deportazione di Picasso non fu mai eseguito, poiché intervennero  alcuni amici vicini a Hitler che intercedettero in favore dell’artista, in particolare Amo Breker lo sculture preferito del Fuhrer. Le Marin venne dipinto 5 settimane dopo la revoca dell’ordine di deportazione, quindi all’apice della crisi in cui l’artista è coinvolto.  Picasso in un intervista circa 10 anni dopo la realizzazione di “Le Marin”nonostante il periodo in cui l’opera è stata realizzata, affermò che il quadro è un suo autoritratto, privo di alcun messaggio politico, mentre l’enigmatica maglietta da marinaio  viene giustificata come un indumento che lui è solito indossare, infatti durante l’intervista Picasso mostrò la maglietta sotto la camicia. Il quadro apparteneva alla collezione dei Ganz, che per oltre due decenni collezionarono solo opere dell’artista, fu acquistato da Victor nel 1952 al costo di 11.000 dollari, Christie’s lo ha recentemente acquisito con l’obiettivo di battere ogni record d’asta per le opere di Picasso, record che già appartiene alla casa d’asta inglese, per un’ opera oltretutto proveniente dalla collezione dei Ganz, che per Christie’s è un importantissimo valore aggiunto all’opera stessa. “Le Marin” potrebbe, dunque, essere l’opera economicamente più significativa di Picasso.

 

 

 

Salvator Mundi: l’opera più controversa degli ultimi 60 anni

Salvator Mundi: l’opera più controversa degli ultimi 60 anni.

“Dall’asta di Christie’s del 2017 alla sua prima comparsa”

Il “Salvator Mundi” è un dipinto olio su tavola (66x46cm), dal 2011 attribuita a Leonardo Da Vinci. La storia del quadro è definibile una vera propria odissea arrivando fino ai giorni nostri. L’opera viene fatta risalire al 1499 realizzata a Milano prima che l’artista abbandonasse la città, nella quale lascia alcuni studi oggi conservati a Windsor. Secondo lo studioso Luca Syson curatore della mostra del 2011 la stessa nella quale viene attribuita l’autenticità dell’opera intitolata “Leonardo painter at the court of Milan”, ipotizza che il quadro fosse stato realizzato per la famiglia reale francese, arrivando in Inghilterra nel 1625 tramite Enrichetta di Borbone, sposa di re Carlo I. Il quadro viene registrato nei cataloghi della collezione reale inglese. Se ne perdono le tracce dal 1763 al 1900, quando vien acquistato da Sir Charles Robinson per la Cook Collection, il riquadro ricompare poi sul mercato nel 1958 quando Sotheby’s lo batte all’asta per 45 dollari, vendendolo come un opera di Bernardo Luini seguace di Leonardo, per scomparire nuovamente fino al 2005 quando viene acquistato da un consorzio formato da un gruppo di uomini d’affari statunitensi. In quest’occasione viene sollevato il dubbio che il quadro non sia un’opera del maestro invece che dei suoi seguaci, quindi viene a sottoposto a una serie di studi e interventi di restauro. Sottoponendo il quadro ai dovuti studi ci si accorge che numerose erano state le aggiunte all’opera originaria, forse per conformarla a quelle che erano state le esigenze della controriforma. Nel 2007 il quadro dal gruppo di ricerca della National Gallery viene studiato anche dal gruppo del Metropolitan di New York, la ricercatrice americana Carmen Brambach ritiene che sia di Boltraffio altro seguace di Leonardo. Nonostante le liti attributive, il quadro nel 2013 il quadro viene venduto per 80 milioni al presidente della società  Natural Le Coultre, che lo rivende a un magnate russo per 120 milioni. Il museo di Dallas entra immediatamente in trattive per acquistare il quadro ma non riuscendoci, della vendita del quadro si occupa la casa d’asta Christie’s, aggiudicando il 15 novembre 2017 l’opera per circa 450 milioni di dollari. Il compratore a quanto pare fa parte di un ramo remoto della famiglia reale saudita, il quadro è esposto al Louvre AbuDhabi.

 

  

 

Spazialismo, monocromie: Lucio Fontana

 Spazialismo, monocromie: Lucio Fontana

Lucio Fontana: l’artista che si spinse oltre alla tela 

E’ in conclusione all’ Hangar Bicocca (fondazione Pirelli-Milano) la mostra “Ambienti/Enviroments” dedicata a Lucio Fontana, l’esposizione riproduce nove ambienti realizzati dall’artista tra il 1949 e il 1968, gli spazi vennero concepiti per gallerie e musei, alla fine degli eventi le installazioni venivano distrutte. La fondazione Pirelli ha voluto ridare vita alle opere meno conosciute di Fontana poichè caratterizzate da una natura effimera. Gli ambienti si presentano come la summa dell’indagine artistica di Fontana,che ora analizzeremo nel dettaglio.

Lucio Fontana nasce in Argentina da genitori italiani nel 1899, si afferma come maggiore artista italiano del Dopoguerra, riuscì a svincolarsi dalla formazione accademica, divenendo parte della Milano astrattista, le “Tavolette graffite” realizzate a cavallo tra il 1931-32 sono caratterizzate da una forte componente gestuale. Durante la seconda guerra mondiale ritorna in Argentina dove reda il “Manifesto Bianco”, il manifesto argentino dai sapori futuristici sarà la premessa, al ritorno in italia, per la creazione del movimento definito Spazialismo. Lucio Fontana può essere definito la cerniera tra l’arte prebellica e il concettuale. La produzione artistica di Fontana si può dividere in tre momenti: la serie dei buchi, dei tagli e quella delle installazioni ambientali. La prima serie denominata “Serie dei Buchi” è improntata sulla ricerca del rapporto tra bianco-materia e nero-vuoto, quindi le superfici delle opere sono caratterizzate da crateri irregolari che squarciano la tela, il gesto di Fontana sfregiava il supporto tradizionale senza intenti provocatori, con l’obiettivo di portare lo sguardo dello spettatore dentro e oltre il quadro. La serie è connotata da una forte indagine sul senso della materia, che tramite le opere di scultura identifichiamo nel pensiero dell’artista come madre generatrice, le opere scultoree denominate “Le Nature” sono delle palle di terracotta o di bronzo forate in una cavità dal sapore primordiale. 

La “Serie dei Tagli” è il definitivo superamento dei limiti e dei parametri convenzionali, la prima serie si collocava nel clima dell’informale, questa invece depura ulteriormente la forma, portandola all’essenziale. L’artista tagliava la tela in un atto di estrema concentrazione. Il fondo poteva essere bianco ma anche colorato e dai toni brillanti, veniva meno quindi la distinzione tra pittura e scultura. Ciò che completava le opere era il passaggio della luce tramite la fessura, dal suo tono massimo allo zero, in una sintesi radicale del problema del chiaro-scuro. La tinta monocroma stempera la violenza del taglio che di fatto è sublimata dal colore.

Altro ambito dell’azione di Lucio Fontana, quello di cui si è parlato a inizio articolo,le installazioni ambientali. La prima installazione risale al 1949 quando presso la “Galleria del Naviglio” di Milano, servendosi della luce elettrica creò una stanza in cui una lampada nera di Wood dava contorni violacei all’intera stanza, comunicando allo spettatore un senso di disorientamento. Nel 1951 realizza per lo scalone d’onore della Triennale di Milano, piegando un tubo al neon, un disegno ottico che ricorda i movimenti di un corpo nello spazio, anticipando esperimenti sopratutto di aerea statunitense. Nel 1952 rilasciò un’intervista in cui ipotizzava l’utilizzo della televisione come medium artistico.

Lucio Fontana fu un talento eclettico e ribelle a ogni convenzione, rimase coerente con la sua produzione artistica, tramite le sue intuizioni riuscì a creare un dialogo con le generazioni di artisti successive. L’intera produzione artistica di Fontana tutt’ora oggi e in grado di creare nello spettatore gli stessi effetti che produsse nelle prime comparse al pubblico, facendo di  Fontana orgoglio dell’arte italiana e argomento di studio a livello internazionale.   

La morte di Sardanapalo. Tra storia e leggenda

 La morte di Sardanapalo.

” Sardanapalo tra le figure più amate del romanticismo. Il sovrano assiro che divenne immortale !”

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Uta di Naumburg: la statua che ispirò Walt Disney.

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Il vero volto della matrigna di Biancaneve”

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I programmi elettorali a Pompei nel 79 d.c

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” come si riusciva ad apparire il candidato migliore, ai tempi in cui mancavano i digital strategist e gli uffici stampa ? “

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