Spazialismo, monocromie: Lucio Fontana

Lucio Fontana: l’artista che si spinse oltre alla tela 

E’ in conclusione all’ Hangar Bicocca (fondazione Pirelli-Milano) la mostra “Ambienti/Enviroments” dedicata a Lucio Fontana, l’esposizione riproduce nove ambienti realizzati dall’artista tra il 1949 e il 1968, gli spazi vennero concepiti per gallerie e musei, alla fine degli eventi le installazioni venivano distrutte. La fondazione Pirelli ha voluto ridare vita alle opere meno conosciute di Fontana poichè caratterizzate da una natura effimera. Gli ambienti si presentano come la summa dell’indagine artistica di Fontana,che ora analizzeremo nel dettaglio.

Lucio Fontana nasce in Argentina da genitori italiani nel 1899, si afferma come maggiore artista italiano del Dopoguerra, riuscì a svincolarsi dalla formazione accademica, divenendo parte della Milano astrattista, le “Tavolette graffite” realizzate a cavallo tra il 1931-32 sono caratterizzate da una forte componente gestuale. Durante la seconda guerra mondiale ritorna in Argentina dove reda il “Manifesto Bianco”, il manifesto argentino dai sapori futuristici sarà la premessa, al ritorno in italia, per la creazione del movimento definito Spazialismo. Lucio Fontana può essere definito la cerniera tra l’arte prebellica e il concettuale. La produzione artistica di Fontana si può dividere in tre momenti: la serie dei buchi, dei tagli e quella delle installazioni ambientali. La prima serie denominata “Serie dei Buchi” è improntata sulla ricerca del rapporto tra bianco-materia e nero-vuoto, quindi le superfici delle opere sono caratterizzate da crateri irregolari che squarciano la tela, il gesto di Fontana sfregiava il supporto tradizionale senza intenti provocatori, con l’obiettivo di portare lo sguardo dello spettatore dentro e oltre il quadro. La serie è connotata da una forte indagine sul senso della materia, che tramite le opere di scultura identifichiamo nel pensiero dell’artista come madre generatrice, le opere scultoree denominate “Le Nature” sono delle palle di terracotta o di bronzo forate in una cavità dal sapore primordiale. 

La “Serie dei Tagli” è il definitivo superamento dei limiti e dei parametri convenzionali, la prima serie si collocava nel clima dell’informale, questa invece depura ulteriormente la forma, portandola all’essenziale. L’artista tagliava la tela in un atto di estrema concentrazione. Il fondo poteva essere bianco ma anche colorato e dai toni brillanti, veniva meno quindi la distinzione tra pittura e scultura. Ciò che completava le opere era il passaggio della luce tramite la fessura, dal suo tono massimo allo zero, in una sintesi radicale del problema del chiaro-scuro. La tinta monocroma stempera la violenza del taglio che di fatto è sublimata dal colore.

Altro ambito dell’azione di Lucio Fontana, quello di cui si è parlato a inizio articolo,le installazioni ambientali. La prima installazione risale al 1949 quando presso la “Galleria del Naviglio” di Milano, servendosi della luce elettrica creò una stanza in cui una lampada nera di Wood dava contorni violacei all’intera stanza, comunicando allo spettatore un senso di disorientamento. Nel 1951 realizza per lo scalone d’onore della Triennale di Milano, piegando un tubo al neon, un disegno ottico che ricorda i movimenti di un corpo nello spazio, anticipando esperimenti sopratutto di aerea statunitense. Nel 1952 rilasciò un’intervista in cui ipotizzava l’utilizzo della televisione come medium artistico.

Lucio Fontana fu un talento eclettico e ribelle a ogni convenzione, rimase coerente con la sua produzione artistica, tramite le sue intuizioni riuscì a creare un dialogo con le generazioni di artisti successive. L’intera produzione artistica di Fontana tutt’ora oggi e in grado di creare nello spettatore gli stessi effetti che produsse nelle prime comparse al pubblico, facendo di  Fontana orgoglio dell’arte italiana e argomento di studio a livello internazionale.